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a cura di Gennaro Nunziato

Una quinta edizione più snella

La nuova “Rottamazione 5”, che sarà inserita nella legge di bilancio, nasce con un obiettivo preciso: semplificare le procedure e ampliare la platea di contribuenti, ma senza replicare gli errori del passato. A differenza delle versioni precedenti, il meccanismo prevede piani di pagamento più lunghi – fino a otto anni, per un massimo di 96 rate – calibrati sul valore del debito. Per le cartelle di importo ridotto, il calendario sarà più breve. La novità principale è la rata minima da 50 euro, che impedisce micro-pagamenti poco sostenibili dal punto di vista amministrativo. Un passaggio non marginale, considerando che il 75,9% dei debiti ancora in riscossione non supera i mille euro. La logica è duplice: garantire entrate certe per lo Stato ed evitare costi sproporzionati per la macchina della riscossione.

Rate tutte uguali per evitare sorprese

Uno dei punti critici delle precedenti definizioni agevolate era la concentrazione dei pagamenti nelle prime due tranche, che richiedevano subito il 20% del debito complessivo. Una soglia che, nei fatti, ha messo in difficoltà molti contribuenti e favorito l’alto tasso di decadenza. La nuova versione introduce invece rate costanti, uguali dall’inizio alla fine del piano. Inoltre, la decadenza dal beneficio non scatterà automaticamente dopo un mancato pagamento, ma potrebbe essere prevista una maggiore elasticità, rendendo la misura più simile a una rateazione ordinaria. Questa impostazione punta a ridurre la perdita di gettito già registrata in passato: su 81 miliardi previsti, le rottamazioni precedenti hanno effettivamente incassato solo 33,4 miliardi.

Il contesto della manovra economica

La “Rottamazione 5” si inserisce in un quadro di finanza pubblica molto delicato. I margini per la legge di bilancio si attestano attorno agli 8 miliardi, derivanti soprattutto da una spesa sotto controllo che ha permesso di mantenere il deficit al 3%. Al fisco andranno circa 3 miliardi strutturali destinati all’Irpef e oltre 1 miliardo annuo per il triennio da dedicare alla sanatoria. Parallelamente, restano aperti i nodi di altre voci di spesa, come le bollette energetiche, il sostegno alle famiglie e la difesa. Non a caso, il governo punta ad affiancare la rottamazione a nuove entrate, in particolare dal settore bancario, sul quale è in corso un confronto serrato. La misura, dunque, non è solo un’occasione per i contribuenti, ma un tassello essenziale della strategia di equilibrio dei conti pubblici.

Criticità e prospettive

Se da un lato la nuova sanatoria promette maggiore accessibilità, dall’altro non mancano i rischi. Le esperienze passate insegnano che la sostenibilità delle rate è decisiva per evitare alti tassi di abbandono. La vera sfida sarà quindi coniugare la necessità di recupero immediato di gettito con la capacità dei contribuenti di rispettare i piani di lungo periodo. Non meno importante è la questione dell’equità fiscale: le rottamazioni, infatti, sollevano da anni il dibattito sulla disparità di trattamento rispetto a chi paga regolarmente. Il successo della misura dipenderà non solo dalla struttura dei piani di pagamento, ma anche dall’efficacia complessiva delle politiche di riscossione. Per ora, la Rottamazione 5 si presenta come un compromesso tra rigore e pragmatismo, un test cruciale per le finanze pubbliche italiane.