di Michele di Fiore, Presidente della Camera degli Avvocati Tributaristi di Napoli
L’introduzione con la Legge Finanziaria della cosiddetta rottamazione-quinquies rappresenta una delle novità fiscali più rilevanti di questo avvio di 2026. Non si tratta di un condono generalizzato, ma di uno strumento di definizione agevolata che consente di estinguere i debiti fiscali versando esclusivamente l’imposta o il contributo originario, con l’eliminazione di sanzioni e interessi di mora che, nel tempo, hanno spesso fatto lievitare gli importi in maniera sproporzionata. Una misura che, se ben compresa, va letta non come un premio all’inadempimento, ma come una scelta di realismo amministrativo.
Un aspetto di particolare importanza riguarda il ruolo degli enti locali. Accanto alla disciplina statale, infatti, la normativa riconosce agli enti territoriali – Regioni, Città metropolitane e Comuni – la facoltà di adottare proprie forme di rottamazione per i crediti di loro competenza. È un punto cruciale: l’adesione non è automatica, ma rimessa alla responsabilità politica e amministrativa dei singoli enti, che avranno la possibilità di deliberare sul tema.
In questo quadro, il Comune di Napoli è chiamato a una valutazione seria e tempestiva. Il nostro ente locale convive da anni con un ingente volume di crediti iscritti a ruolo e mai riscossi: IMU, TARI, canoni e altre entrate che restano formalmente nei bilanci come residui attivi, ma che nella realtà difficilmente si trasformeranno in incassi effettivi. Si tratta di somme che appesantiscono i conti, riducono la chiarezza della rappresentazione contabile e limitano la capacità dell’amministrazione di programmare con realismo la propria azione, sottraendo risorse potenziali ai servizi essenziali.
La rottamazione-quinquies applicata anche ai tributi locali può rappresentare, per Napoli, uno strumento di razionalizzazione finanziaria. Consentire ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione, liberandoli dal peso di sanzioni e interessi accumulati negli anni, significa rendere finalmente esigibili crediti che oggi sono solo virtuali. Meglio incassare il dovuto, in tempi certi, piuttosto che continuare a inseguire somme che restano sulla carta.
Dal punto di vista amministrativo, i vantaggi sono evidenti. Da un lato, si riduce il contenzioso e il carico gestionale legato a pratiche destinate a rimanere aperte per anni; dall’altro, si favorisce l’incasso di risorse che possono essere immediatamente destinate ai servizi essenziali, agli investimenti e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.
Non va trascurato, inoltre, il profilo del rapporto tra amministrazione e contribuenti. In una città complessa come Napoli, segnata da difficoltà economiche e sociali diffuse, offrire una via di regolarizzazione sostenibile significa anche ricostruire un clima di fiducia.
A chi obietta che simili misure finiscano per penalizzare chi ha sempre pagato regolarmente, va risposto con chiarezza: l’alternativa non è tra “rottamazione” e “incasso pieno”, ma spesso tra “rottamazione” e “nessun incasso”. La definizione agevolata non cancella il tributo, ma favorisce l’adempimento e riduce il contenzioso, con benefici per il contribuente e per l’amministrazione.
Per queste ragioni, rivolgo un invito chiaro al Comune di Napoli: valuti con attenzione l’adozione della rottamazione-quinquies anche per la riscossione dei tributi cittadini. Non come atto di indulgenza, ma come scelta di buona amministrazione, di responsabilità finanziaria e di rispetto verso i cittadini. Rendere i bilanci più veritieri, recuperare risorse e rafforzare l’efficienza della macchina amministrativa è un obiettivo che Napoli non può permettersi di trascurare. La città ha bisogno di strumenti concreti, non di crediti inesigibili. Questa è una di quelle occasioni che non andrebbero lasciate cadere.