di Lorena Di Fiore e Gennaro Nunziato
Con la risposta n. 109/2026, l’Agenzia delle Entrate nega il cumulo delle partecipazioni per l’esenzione d’imposta: le soluzioni operative tra patti di famiglia e pianificazione testamentaria
Il momento del passaggio generazionale rappresenta una delle fasi più delicate della vita di un’impresa familiare. Sotto il profilo tributario, l’istituto cardine per agevolare questa transizione è rappresentato dall’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni. Si tratta di un’agevolazione di fondamentale importanza, la cui applicazione pratica è subordinata a requisiti rigorosi e a un’interpretazione normativa che non lascia spazio a scorciatoie applicative o a letture estensive. A tracciare un confine netto e a richiamare gli operatori economici alla prudenza è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la recente risposta a interpello n. 109 del 26 maggio 2026. Il documento di prassi affronta un tema cruciale: la rilevanza delle quote/azioni ricevute in regime di comunione legale dai coeredi ai fini del computo delle partecipazioni necessarie a integrare il controllo societario. Le conclusioni del Fisco delineano un quadro di cui le aziende e i loro consulenti devono necessariamente tenere conto nella pianificazione degli assetti proprietari futuri.
Il quadro normativo: il controllo di diritto come pilastro del beneficio
Il fulcro della disciplina risiede nell’articolo 3, comma 4-ter, del Testo Unico delle Imposte sulle Successioni e Donazioni (TUSD). Questa disposizione è stata oggetto di riscrittura a opera del Decreto Legislativo 18 settembre 2024, n. 139. La norma stabilisce che i trasferimenti di aziende, rami d’azienda, quote sociali o azioni a favore dei discendenti e del coniuge non sono soggetti all’imposta sul passaggio generazionale. Questa esenzione si applica anche laddove il trasferimento avvenga tramite i patti di famiglia. Quando l’oggetto del trasferimento è costituito da quote o azioni di società di capitali, il legislatore fissa un paletto invalicabile. Il beneficio fiscale spetta esclusivamente se il trasferimento consente al beneficiario di acquisire il controllo di diritto della società o di integrare un controllo già esistente. Si ha controllo di diritto quando un soggetto dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, vale a dire quando detiene una partecipazione superiore al 50 per cento del capitale sociale con diritto di voto.
La legge subordina il consolidamento del beneficio a una condizione temporale e comportamentale ben precisa: gli aventi causa devono mantenere il controllo societario per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento. A tal fine, al momento della presentazione della dichiarazione di successione, dell’atto di donazione o della stipula del patto di famiglia, i beneficiari devono rendere un’apposita dichiarazione d’impegno formale. In essa si vincolano alla prosecuzione dell’attività d’impresa o alla detenzione del controllo. La violazione di questo vincolo quinquennale determina la decadenza dall’agevolazione, con il conseguente recupero delle imposte ordinarie, oltre a sanzioni e interessi.
Il nodo interpretativo: la comunione ereditaria non fa cumulo
La risposta n. 109/2026 dell’Agenzia interviene proprio sui meccanismi di calcolo di questa percentuale di controllo. Il caso esaminato riguarda la possibilità di computare unitariamente le quote ricevute in regime di comunione ereditaria da più coeredi insieme a quelle che i medesimi soggetti già detengono a titolo individuale e in via esclusiva. Secondo il Fisco, ai fini del monitoraggio del requisito del controllo di diritto, le partecipazioni che cadono in una comunione ereditaria mantengono una natura giuridica distinta e separata e non possono essere sommate in modo indistinto alle quote di cui i singoli coeredi sono già titolari esclusivi. Lo spirito dell’esenzione fiscale è quello di favorire la stabilità e la continuità gestionale dell’impresa, premiando i passaggi proprietari che immettono nel motore aziendale un soggetto (o un gruppo coeso) in grado di governare stabilmente la società. La comunione ereditaria, per sua stessa natura giuridica, configura una situazione di contitolarità e di potenziale frammentazione decisionale, in cui i diritti di voto vengono esercitati da un rappresentante comune e non direttamente e liberamente dal singolo coerede per la propria quota ideale. Di conseguenza, per non incorrere nella decadenza dal regime di favore, il trasferimento deve consentire al singolo beneficiario, o al nucleo che acquisisce il controllo in via esclusiva, di esprimere autonomamente la maggioranza assoluta dei voti in assemblea ordinaria. Non è possibile utilizzare lo “schermo” della comunione per raggiungere fittiziamente la soglia del 50 per cento più uno dei voti sommandola a posizioni personali preesistenti.
Indicazioni operative per le imprese e la governance
Per le imprese familiari che intendono tutelare la continuità aziendale senza subire un pesante drenaggio di liquidità a causa del Fisco, le strade da percorrere sono due. La prima soluzione è l”utilizzo preventivo del patto di famiglia. Questo strumento contrattuale consente all’imprenditore di gestire in vita il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie a uno o più discendenti, liquidando gli altri legittimari. Il patto di famiglia, richiamato espressamente dalla norma tributaria, permette di calibrare l’attribuzione delle quote in modo che il beneficiario designato acquisisca direttamente un controllo di diritto “pulito” e inequivocabile, beneficiando in totale sicurezza dell’esenzione fiscale. La seconda soluzione è una pianificazione testamentaria analitica. Qualora si preferisca lo strumento testamentario, è essenziale evitare la formazione di comunioni indivise sulle partecipazioni di controllo. Il testatore dovrebbe procedere a divisioni regolate o a legati specifici, attribuendo la maggioranza azionaria o delle quote a un unico soggetto o a una combinazione di soggetti tale da soddisfare individualmente, o tramite precisi vincoli sindacati se consentiti, il requisito del controllo assembleare fin dal momento dell’apertura della successione. La pianificazione del passaggio generazionale non può essere lasciata al caso o a soluzioni postume: la governance del futuro si progetta oggi, con un occhio attento ai patti parasociali, agli statuti e, soprattutto, alle regole formali che governano i benefici fiscali.
Edited by Costozero: Passaggio generazionale: la stretta del Fisco sulle quote in comunione ereditaria – Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero – Confindustria Salerno